Shukratal, Vrindavana, Mathura, Agra- Febbraio 2018

2018 Diario del diciannovesimo giorno

Alla mattina l’appuntamento con la lezione di yoga, con asana, pranayama e mantra ci preparano ad affrontare l’ultimo giorno di permanenza qui in India.

Oggi è la festa di Holi, e una festa dove tutti colorano tutti.La festa rappresenta la vittoria del bene sul male e si ricollega ai giochi divini di Krishna, che in alcune occasioni colorava il volto di Radharani. Purtroppo ai giorni nostri come gran parte di altre festività religiose Holi è spesso ridotta a un’aspetto superficiale e ludico. Quando andiamo a prendere la colazione anche il cameriere ci da il buongiorno e ci colora la fronte e il viso.

Alle 10:30 ci ritroviamo nel giardino del Govinda a Rishikesh. Ci sediamo sulla terrazza, intorno a noi il verde prato, ci sono due vasche, una con dei meravigliosi fiori di loto color viola, nell’altra ci sono dei pesci rossi che nuotano e una ranocchia tutta verde che ci osserva con le sue palpebre colore oro, che di tanto in tanto esce dall’acqua per osservarci. Nel giardino di rose e fiori di ogni genere ci sono le Murti di Krishna e Balaram attorniati da mucche bianche.

Continuiamo le narrazioni del Ramayana fino all’esito in cui Sita viene liberata da Rama. Sita corrisponde a Radharani e Rama corrisponde a Krishna.  I Vanara, forti e robusti, avevano costruito un ponte che dall’India portava a Lanka fatto di enormi massi e tronchi di legno. Tutti avevano dato il proprio contributo, anche un piccolo ragno che si era messo a dare una mano portando piccoli sassolini.

Il suo gesto fu molto apprezzato da Rama in quanto il piccolo insetto pur contribuendo con piccoli granelli stava offrendo il suo servizio al massimo delle sue possibilità. Questo gesto è stato preso come punto fer fare delle riflessioni relative al servizio di devozione nel rapporto con il Signore.

Al pomeriggio ci rechiamo al Gange, per fare le ultime riflessioni e condivisioni. Ogni partecipante offre le proprie emozioni, valutazioni e impressioni vissute in questi venti giorni.

Lacrime solcano i visi di alcuni di noi, siamo giunti al termine e ci lasciamo in questo ultimo giorno con una cartolina naturale grazie allo scorcio del Gange al tramonto con i colori e le luci degli Ashrama da cui salgono canti e preghiere.

Le nostre riflessioni vengono così accompagnate da questo ambiente unico e speciale, che ci accompagnerà nella memoria anche al nostro rientro in Italia.

Grazie a tutti per averci seguito con il diario di questo seminario itinerante.

2018 Diario del diciottesimo giorno

Ore 4:00 un gioioso devoto inizia il suo inno mattutino, ormai è da quando siamo qui che c’è questo appuntamento. E la nostra sveglia che ci mette di buon umore.

Alle quattro e trenta di questa mattina siamo sul Gange per la meditazione quotidiana. In questo momento della giornata, che viene chiamata Brahma Muhurtha, praticare la meditazione è molto auspicioso. La meditazione è fondamentale nel cammino spirituale, né è la base. La divinità, la ishtadevata è già nel cuore. La meditazione è una forma di nutrimento di questo rapporto con la divinità all’interno di noi, nel cuore di ogni essere. Le cose preziose le troviamo al mattino presto quando non ci sono troppe luci e rumori e possiamo entrare in connessione con noi stessi e Dio.

Dopo un ora di yoga e il momento della colazione, il prodotto più gradito è il miele che è molto buono e dolce ma scarseggia come l’oro.

Questa mattina il gruppo è libero dai programmi del seminario e quindi decidiamo di passeggiare, visitare Rishikesh e fare degli acquisti. Ognuno si organizza secondo preferenze ed esigenze. 

Torniamo per il pranzo.

Nel pomeriggio ci ritroviamo sulle rive di madre Ganga,le sue acque scorrono ininterrottamente  superando i grandi massi che si trova davanti, i falchi volano sopra di noi, un dolce cagnolino si unisce a noi e sembra apprezzare la nostra compagnia. Inizia una nuova lezione: continuiamo la narrazione del Ramaiana, dove Rama chiede aiuto ad Hanuman per liberare Sita.

Oggi tutti cantano il loro mantra, da più parti e da ogni sponda arriva un suono diverso, dando il via alle varie cerimonie.

 

2018 Diario del diciassettesimo giorno

La mattinata inizia con una lezione di yoga.

Dopo la colazione ci dirigiamo sulle rive del Gange. Riprendiamo la lezione sul Ramayana, il quarto libro, KishkiKanda. Continuiamo la narrazione attraverso i tre esiliati: Lakshmana, Rama e Sita. Ravana trae in inganno Rama e Lakshmana li allontana e rapisce Sita e la porta nel suo regno di Lanka. Ravana cerca di avere consenso da parte di Sita, dandogli delle attraenti motivazioni: lui era la persona più importante di Lanka e che poteva garantire i suoi agi e lei Sita avrebbe visto in Ravana un protettore. Sita però non cede alle lusinghe di Ravana, irritandolo. Come tutte le persone che tendono ad avere l’attenzione su sé stesse, Il Rakshasa era abituato a mantenere il potere offrendo false relazioni ma Sita era una persona saggia e sapeva benissimo che le offerte che gli stava facendo Ravana non erano autentiche e avevano un secondo fine. Queste promesse erano false e se lei avesse accettato si sarebbe trovata allo stesso tempo senza benefici reali e senza dignità. Sita non accetta e si prende subito ciò che è apparentemente negativo accettando la prigionia. Sita ribadisce che lei è la compagna di Rama.

Proseguiamo con una passeggiata fino a Lakshmanjula, lungo la strada ci sono negozi colorati, ognuno espone i suoi prodotti , da abiti, libri, collane, bracciali... sulla strada ci sono le mucche che passeggiano e i riksho che gli strombazzano; le mucche non sembrano molto interessate a questo suono e continuano tranquillamente la loro passeggiata. Le scimmie ci sono e di diverse specie, qui ne vive una che ha una lunga coda, il muso é nero ed é di un colore grigio chiaro. Continuiamo la passeggiata e da Lakshmanjula arriviamo a Ramjula, dove sostiamo sulla rive del Gange. Ci posizioniamo sulla spiaggia chiara e ci predisponiamo in un momento di raccoglimento per effettuare una tecnica pranayama.

 

2018 Diario del sedicesimo giorno

Alle 08:00 si parte con il pulman per la grotta di Vasishtha. Dopo circa un’ora arriviamo, siamo ai piedi della catena Hymalayana.

Scendiamo una lunga scalinata, e davanti a noi scorre il Gange, le sue acque sono verde e azzurre, di tanto in tanto i pesci fanno dei tuffi, prendiamo posto sui sassi in riva al fiume e cantiamo un bajan, poi si medita. La grotta di Vasishtha è  antica milioni di anni, la tradizione dice che il saggio è stato qua per fare lunghi periodi di meditazioni. L’ambiente qui cambia da un anno altro, la spiaggia a volte è di sabbia, o di sassi a causa dei monsoni. Come luogo è stato meta di pellegrinaggio da tempo immemorabile, qui sono venute tante persone che hanno dedicato la loro vita al cammino spirituale e tante di loro in maniera speciale. Vasishtha è uno dei sapta Rishi, uno dei sette grandi saggi. Il suo nome è citato in diverse opere della letteratura della tradizione, nel Ramayana svolge un ruolo importante nel regno di Ayodya, è il ministro della giustizia che soprassiede alla convivenza civile all’interno del regno. Al tempo i re non prendevano decisioni senza il sostegno dei saggi. La vita di Vasishtha ci permette di parlare di una delle più importanti attività del cammino spirituale, la meditazione. La vita spirituale senza la meditazione diventa astratta religiosità e perde di spessore. Nella religiosità priva di pratiche fondamentali come la meditazione c’è una relazione con il Divino che resta in superficie. Mentre la religiosità attraverso la meditazione può diventare spiritualità. La meditazione se praticata nel tempo può portare un esperienza introspettiva costante con tutti i benefici che ne conseguono. 

Vasishtha ha una vasta conoscenza dello yoga, a lui sono attribuite diverse opere tra cui la Vasishtha samhita yoga kanda. 

Ci dirigiamo verso la grotta del saggio e finalmente ci predisponiamo ad entrare. Nella grotta di Vasishtha si percepisce un energia di assoluto silenzio, il tempo e come se si è fermato, dando spazio a un concerto del silenzio interiore. Come dire si entra nella grotta e si entra in profondità dentro di noi. 

Ripartiamo! La prossima meta Deva Prayag. Saliamo col pulmino lungo la catena Hymalayana, a tratti dobbiamo fermarci a causa delle frane, la carreggiata è piena di curve e solchi.

Dopo circa due ore arriviamo a destinazione. Si dice che in questo luogo Rama venisse a meditare, ci troviamo in una delle 108 città sacre. Possiamo suonare le campane e visitare una delle piccole cappelle dedicate a Rama, non si possono scattare foto. Porgiamo i nostri omaggi alla divinità poco dopo nel cortile del tempio offriamo un bajan. 

Ci spostiamo ancora una volta, scendiamo una lunga scalinata e possiamo ammirare un meraviglioso scenario, il fiume Bagirati che incontra il fiume l’Alacananda. Questo incontro crea una forza notevole in queste acque cristalline che brulicano di pesci. Ci soffermiamo un momento ad ammirare questo spettacolo della natura unico e stupendo.

Da qui il fiume prende il nome di Gange.

 

 

2018 Diario del quindicesimo giorno

Ore 04:30 siamo sul ghat, il Gange scorre davanti hai nostri occhi, la luna si vede alta nel cielo insieme alle innumerevoli stelle, è una cornice meravigliosa. Il vento soffia su di noi. E iniziamo la nostra meditazione.

Alle ore sette lezione di yoga, rilassante e piacevole.

Torniamo sul Gange, alcune mucche si avvicinano a noi sembrano interessate alle narrazioni. Riprendiamo il racconto del Ramayana, e iniziamo con le vicende che sono narrate nella sezione Ayodya Kanda. I particolari descrittivi contenuti nel Ramayana sono molti e dettagliati e ciò aiuta la comprensione; è praticamente impossibile soffermarsi su ognuno di loro. Ascoltando le descrizioni del Ramayana, del Mahabaratha come dei Purana è come vivere l’esperienza artistica del manierismo in cui la rappresentazione è quanto più possibile vicina alla realtà e anche quella dell’ impressionismo in cui si stimolano le emozioni e le impressioni. In questi testi queste due componenti sono ben mescolate insieme e quindi entrando nella letteratura si ha la possibilità di avere una percezione visiva delle situazioni ma anche cogliere l’aspetto emozionale, la percezione che è fondamentale è necessaria perché questo ci proietta nella esperienza più profonda, che ci dovrebbe aiutare a tracciare qualcosa d’importante nella nostra memoria.

Alle16:30 ci rincontriamo per prepararci alla cerimonia del fuoco al Parmarth Niketam, ma cosa rappresenta esattamente? Il fuoco rappresenta la divinità e in quanto tale genera autonomamente calore e luce, esso accetta le offerte perché bruciando le consuma. Il rito del fuoco è antichissimo, i testi vedici che ne hanno tracciato la memoria hanno delle datazioni che potrebbero risalire addirittura ad alcuni milioni di anni fa. Quello che faremo stasera e un rito del fuoco dedicato al fiume Gange.

Nel momento in cui offriamo al fuoco le offerte con la mano destra, si prende un pochino della offerta composta da un misto di serie e cereali con il pollice, il medio e l’annullare e si offrono al fuoco con un movimento dal basso all’alto. Si sta seduti a gambe incrociate intorno al fuoco e tutte le volte che si fa l’offerta si pronuncia la parola Svah, e intanto cala il tramonto.