Himalaya: fino alle sorgenti della Gange - Diario del 2 ottobre 2011

Alle cinque ore italiane siamo vicini a Delhi. Ci sveglia la sistematica e puntuale assistenza delle hostess, e la luce abbagliante del sole che proviene dai finestrini. Dall'alto la terra sembra tutt'altra cosa: cambia la prospettiva, e con essa cambiano il pensiero, le emozioni e la consapevolezza. Da quassù le vicende quotidiane degli umani appaiono piccole, ridimensionate, quasi nemmeno si vedono. Si percepisce invece che c'è molto oltre e che qualcuno dall'alto ti sta a guardare.

Mentre stiamo atterrando iI comandante di bordo ci invita a guardare un breve video su Indira Gandhi, di cui l'aeroporto dove stiamo atterrando porta il nome. Siamo stimolati così ad avere i primi contatti con la cultura dell'India, con l'animus indiano, con le radici della sua storia che si estendono fino al suo presente. Le ali dell'aereo sembra che tremino mentre si avvicinano a terra. Ed eccoci finalmente sbarcati in India! Inizia l'avventura.

Usciti dall'aereoporto incontriamo le nostre guide italo-indiane. Nello specifico una ragazza di genitori italiani che è nata a Rishikesh e che conosce l'hindi molto meglio dell'italiano. Con loro saliamo sul pullman che ci porta a Rishikesh. Attraversare Delhi è sempre un'esperienza strabiliante: è un vorticare di attività e di una straordinaria varietà di umanità; è un turbinio di colori accesi e suoni assordanti, specialmente quelli continui e insistenti dei clacson; si vedono in giro tante motociclette, i famosi motor-riksho e vecchi camion che trasportano di tutto, anche persone che – apparentemente indisturbate dal traffico selvaggio - dormono sopra il loro carico; sulla carrozzeria arrugginita leggiamo alcune scritte sacre dipinte a mano come Svastika, che nel suo significato originario si traduce con “Essenza della realtà”, e Om, la vibrazione spirituale che ti apre al contatto con il Divino. Ad un certo punto in mezzo alla strada incontriamo anche una piccola mandria di mucche "al pascolo"!

Dopo circa due ore di viaggio ci fermiamo per una prima sosta e facciamo il nostro primo pranzo indiano: squisito!

Ci sono venditori ambulanti che vendono frutti che ci attirano: cocchi, papaya, banane e alcuni che non abbiamo mai visto in Italia, che esteriormente assomigliano a dei datteri ma che hanno tutt'altro gusto: sono molto rinfrescanti.

Ormai è già sera. Nel buio intravediamo per la prima volta il Gange quando passiamo attraverso Haridwar e lungo il fiume sacro contempliamo la gigantesca statua di Shiva che si erge imponente e benedicente con il palmo della mano proteso.

Finalmente, intorno alle 20.30, giungiamo a Rishikesh, la nostra prima tappa del viaggio.

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