Himalaya: fino alle sorgenti della Gange - Diario del 10 ottobre 2011

Salendo le alte vette

Dai 3048 metri di Gangotri oggi arriveremo ai 3775 metri di altitudine di Bhojbasa. Impossibile descrivere quel che stiamo vedendo. Picchi di bellezza infinita. Il grande fiume che scorre spumeggiante nelle valli.

Che versi occorrerebbero per saper rendere quel che i nostri occhi stanno contemplando? Forse solo i Deva potrebbero scriverli.

Il cielo è di un celeste intenso. Nemmeno una nuvola si intravede. La neve sui picchi innevati sembra così vicina da poterla quasi toccare. Si adagia leggera sulle pareti di roccia di granito. Dopo poche ore di cammino, già ci è chiaro che qui siamo in Paradiso.

Qui vivevano gli yogi, i sadhu erranti, i grandi rishi vedici. Qui si raccoglievano in meditazione, e solo dopo si recavano tra la gente per condividere quel che avevano colto in stato di ispirazione divina.

Qui Uddhava trascorse gli anni della battaglia di Kurukshetra, perché Krishna gli aveva raccomandato di aspettarlo rifugiandosi tra queste montagne.

Mentre rievochiamo le grandi narrazioni sacre, un nostro compagno di viaggio ci fa sentire il profumo dell'assenzio, che irrompe rigoglioso tra queste rocce e porta vivace freschezza. Cominciamo a distinguere e ad apprezzare i profumi dell'Himalaya. Ad un tratto vediamo degli stambecchi proprio di fronte a noi. Sembrano quasi stare in posa per farsi fotografare, immobili, con lineamenti definiti con precisione ineccepibile. Non hanno paura degli uomini. Siamo a 5 chilometri da Bhojbasa.

In totale oggi dobbiamo fare 14 chilometri a piedi tra dirupi, frane, ripide salite e panorami di rara bellezza. Il cammino si fa sempre più faticoso e sempre di più realizziamo il senso di questo pellegrinaggio.

In realtà stiamo tentando di salire le vette della coscienza. La fatica che facciamo, il nostro Maestro ci invita ad offrirla al Signore, affinché possiamo evolvere, purificarci, imparare il distacco dal corpo e da tutto ciò che è temporaneo, realizzarci nella nostra essenza divina e immortale. Ogni tappa della vita, anche la morte, è una fase temporanea nel fluire eterno dell'essere. Ogni tanto facciamo delle soste in cui Guru Maharaja ci offre brevi ma intense lezioni di vita. Quegli insegnamenti mai ce li scorderemo. Per sempre rimarranno impressi nella memoria, scolpiti nel nostro cuore. Ad un tratto del percorso vediamo un possente albero che cresce sotto la roccia, le cui radici cercano di farsi spazio da sotto un grande masso. E' la forza della vita che prorompe! E' l'emblema della capacità insita nell'uomo, quando è unito al Divino, di sopportare ogni ostacolo, di ergersi al di sopra di ogni difficoltà.

Preghiamo assieme il Signore affinché possiamo imparare ad affrontare tutto quel che ci accade rendendolo propedeutico alla nostra evoluzione spirituale, perché nient'altro è più importante nella vita. Il peso dello zaino che porto e la fatica del percorso si fanno sentire. Ho difficoltà a proseguire il cammino e perciò mi fermo e mi sdraio un po' per riposarmi. Davanti a me le montagne che si dispiegano. Non ha mai vissuto una pace così grande. Ma ho sperimentato un tale senso di infinito, di immortalità; mi sento piccola nell'universo immenso; sono davanti all'Uno onnipervadente, Lui che è sostegno infallibile, più solido, fermo e sicuro di tutte queste montagne. In questi luoghi si avvertono presenze straordinarie, energie spirituali che il passare della storia non può cancellare. Grandi personalità come Arjuna e Yudhisthira qui hanno vissuto e raggiunto la perfezione della loro esistenza.

Ad un tratto vedo il mio Maestro assieme ad alcuni devoti che mi vengono in soccorso, per sollevarmi dal peso dello zaino. E' una visione nella visione. Ormai siamo quasi arrivati a destinazione. Di fronte alle alte vette, poco prima di un pericoloso precipizio, Guru Maharaja ci invita a trascendere il bene e il male mondani. Dobbiamo ricercare la trascendenza! Dobbiamo realizzare la conoscenza sacra e viverla sempre, sia nella nascita che nella morte. Verso sera arriviamo finalmente a Bhojbasa, la prima tappa della nostra escursione, che coincide anche con un'importante stazione meteorologica in cui vivono alcuni scienziati; è una valle in cui stanno montando le nostre tende e in cui trascorreremo le prossime due notti.

Il Gange scorre proprio accanto al nostro accampamento e ci accoglie con la sua voce e il suo prana che ci ristora. Attorno a noi montagne altissime. Sono le cime del Bhagirathi. Una arriva quasi a settemila metri. Dopo il prasada che rispettiamo all'aperto, ci rifugiamo nelle nostre tende. Il freddo si fa sentire. Ci addormentiamo comunque tanta è la stanchezza. Ma ci sentiamo privilegiati perché fin qua siamo giunti e adesso la voce del grande fiume ci accompagna anche nel sonno.

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