India del sud - Diario del 26 febbraio 2011

Il viaggio prosegue con una crescente consapevolezza di tutti i partecipanti. Quello che stiamo vivendo non è un viaggio ordinario, è altresì un viaggio dentro noi stessi, alla scoperta della nostra identità più intima. E' un viaggio dell'anima.

E' interessante osservare le dinamiche che emergono nel corso dei giorni.

Le lezioni di Shrila Gurudeva, le visite in luoghi così carichi spiritualmente, le relazioni che si instaurano tra i partecipanti, offrono, nel loro insieme, la possibilità di conoscere i propri limiti, i condizionamenti più profondi e contestualmente la possibilità di eseguire un lavoro di trasformazione e sublimazione. E' quello che sta avvenendo in questi giorni. La giornata è scandita dai tempi del luogo sacro che ci ospita: alle 4.15 l'appuntamento è nel Tempio di Shi Shri Radha Govinda per l'adorazione del mattino con canti spirituali, canto individuale dei santi Nomi, lezione di Shrimad Bhagavatam. Poi colazione tutti insieme.

Questa mattina abbiamo eseguito un utile lavoro di interazione, per condividere le emozioni, le esperienze del viaggio, i disagi, i benefici. Il tutto in un'atmosfera molto costruttiva, con l'obiettivo di migliorare le relazioni e la dinamica del viaggio nel suo insieme. Al termine tutti i partecipanti hanno mostrato gratitudine per l'esperienza di lavoro svolto che ha permesso a tutto il gruppo di raggiungere una maggiore coesione e motivazione. Questo si percepisce nella bella atmosfera che si crea tra tutti mentre rispettiamo il pranzo nel ristorante Govinda del Tempio.

Il luogo prescelto per la lezione del pomeriggio è il tempio di Kothanda Rama Swami, la cui attuale struttura è stata edificata tra il 1480 e il 1481 sotto il patrocinio della dinastia dei Vijayanagar. Questa dinastia, che conobbe un successo immediato e che governò i territori in un periodo compreso tra il XIV e il XVI secolo, rappresenta un caso straordinario nella storia dell'India. Sorse come estremo tentativo di arginare l'espansione islamica nel sud dell'India da parte dei cinque aggressivi sultanati del Deccan e si costituì come l'espressione più rigorosa, seppure attualizzata, delle tradizioni e della cultura hindu. Sotto le direttive di un esperto brahmana i tre fratelli fondatori della dinastia si posero come difensori del dharma, l'ordine cosmo etico, e delle sue espressioni sul piano dell'organizzazione sociale e statale.

Lo stretto rapporto con il rituale vedico e con le antiche prescrizioni di comportamento, le leggi da loro emanate secondo i modelli scritturali di riferimento (come il dharmashastra di Canakya Pandit, primo ministro di Candragupta, fondatore nel IV secolo della dinastia dei Gupta), il codice di guerra da loro praticato: tutto era impostato in modo da favorire l'evoluzione spirituale di ciascuno, attraverso un modello sociale efficace che conciliasse le esigenze di terra (quelle di preservare la cultura e la religiosità tradizionale, attraverso la difesa e l'espansione territoriale) e le esigenze di cielo. Con questo esempio possiamo capire come la politica, l'economia, la sociologia, e tutte scienze e le manifestazioni culturali rappresentassero in questo contesto delle espansioni e concretizzazioni della Volontà suprema, in tutta la sua giustizia, libertà, tolleranza e compassione; e come i loro canoni di riferimento, gli upaveda, espandessero su piani preterindividuali le forme e le comprensioni proprie dell'originaria ed elaboratissima scienza della realizzazione spirituale e della relazione col Divino. Infatti i Vijayanagar furono grandi edificatori di templi, che esplicitamente rappresentano il livello intermedio che collega per equivalenze successive il corpo individuale al corpo universale.

Il tempio dovrebbe essere inteso come un vero e proprio essere vivente costituito dall'insieme dei suoi elementi materiali e psicologici, e infine dalla sua essenza spirituale racchiusa ed espressa dalla Divinità principale. Coerentemente con il principio della reincarnazione, il tempio può conoscere diverse strutture esteriori, forme monumentali che celebrano e glorificano il luogo sacro o tirtha; differenti “corpi” che si susseguono e che sono destinati a deperire per l'incessante logorio che subiscono attraverso il tempo.

Il tempio non deve essere identificato con queste strutture transeunti ed è per questo che il restauro teso alla riproposizione delle forme precedenti, così tipico della mentalità occidentale, non trova nessun corrispondente in India, dove le trasformazione dei corpi viene accettato come un principio necessario e inarrestabile, e dove prendersi cura degli elementi materiali non significa attaccarsi a forme illudenti per la loro temporaneità, ma accettare e assecondare le continue trasformazioni.

In particolare dal punto di vista stilistico durante il periodo dei Vijayanagar furono i modelli Pallava e quelli classici dei Gupta ad essere rielaborati, in un linguaggio plastico che combina con equilibrio forza espressiva, ricchezza decorativa e raffinatezza formale, e i cui esempi sono ben visibili anche nei templi di Varadarja e di Ekambareshwara a Kanchi, e nel tempio di Govindaraja qui a Tirupati.

Shrila Gurudeva ci introduce la figura di Rama, la cui Divinità presiede il tempio. L'atmosfera che si crea nel cortile è davvero speciale.

Accogliamo il nostro Maestro con un bhajan al quale partecipano con gioia anche tante devote e devoti indiani, che ci salutano con sorrisi speciali, carichi di sincera accoglienza. Tra canti tradizionali e i suoni di adorazione che provengono dal Tempio, Shrila Gurudeva ci descrive l'importanza del Mahabharata e del Ramayana nell'ambito della Cultura Indovedica, la quale ci rimanda ad una società in cui il tempo è un meta-tempo, caratterizzato da personalità asuriche e divine, che nel corso delle ere precedente erano ben separate, mentre oggi le ritroviamo confuse anche all'interno di ogni essere vivente.

Ognuno di noi porta in sé una componente divina ed una asurica. La prima ha come origine il sé, l'atman puro e divino, mentre la seconda è conseguenza dell'opera del falso ego, che porta a prevaricare, confondere ed in ultima analisi produce solo sofferenza.

Lo studio delle Scritture sacre, la visita a luoghi di pellegrinaggio come questo, offrono la possibilità di eseguire un processo di trasformazione per rimuovere gli aspetti più oscuri della personalità, e riscoprire così la natura più intima fatta di amore e benevolenza verso tutte le creature.

Via via che la lezione scorre, l'atmosfera si fa sempre più forte spiritualmente, lasciamo il Tempio con una rinnovata ispirazione.

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