India del sud - Diario del 27 febbraio 2011

Sulla famiglia

Questa mattina Shrila Gurudeva ha tenuto una lezione presso il Tempio di Tirupati sull'argomento della famiglia.

E' stata un'occasione importante per riflettere su una tematica delicata inerente nello specifico il concetto di responsabilità, che riguarda non solo coloro che hanno fatto una scelta di grihasta ashrama ma anche coloro che hanno scelto la via della rinuncia.

“Quel che mi preme e mi sta a cuore condividere con voi, prima di toccare l'argomento per il quale mi è stato chiesto di intervenire, è esprimere la mia profonda gioia e gratitudine per essere qui oggi a parlare di un tema così importante come quello relativo al grihasta ashrama. Circa 35 anni fa ho avuto la misericordia di incontrare Shrila Prabhupada. Quello è stato sicuramente il giorno più bello e importante della mia vita. Durante il nostro colloquio Shrila Prabhupada pose tutta l'enfasi sulla necessità di diventare devoto, mi suggerì di parlare ai miei amici di questa scelta e di divulgare il sapere della Bhagavad Gita.

Alla fine Shrila Prabhupada mi fece una domanda molto diretta: “Any problems?” Io risposi: “Se io sto con Te, Shrila Prabhupada, con questi devoti e in un'atmosfera come questa non ho problemi, ma se torno a casa sì: sto per sposarmi e ho una vita sociale molto intensa, essendo responsabile di sei aziende e membro di diverse associazioni, prevedo molte difficoltà...”.

Shrila Prabhupada mi rispose che se fossi diventato subito un buon devoto e avessi invocato Krishna in ogni momento di bisogno, il Signore mi avrebbe aiutato a risolvere ogni problema; dovevo stare sereno perché la mia vita, impostata su sani principi spirituali e nell'abbandono con fede a Dio, sarebbe stata felice. Se avessi dedicato la vita a Krishna, avrei avuto la forza per superare ogni difficoltà. Da allora sono passati 35 anni e la vita mi ha messo alla prova numerose volte.

Rientrato dall'India, dopo l'incontro con Shrila Prabhupada a Delhi, trovai a casa una tavola imbandita con un tipico pranzo italiano. Decisi di chiarire subito la mia posizione con i miei famigliari, spiegando loro che non potevo più mangiare quei cibi perché avevo deciso di vivere in un modo diverso, avevo fatto una scelta spirituale ben precisa. Spiegai che avevo incontrato una Persona santa e mi ero proposto di seguire certe regole di vita e raccomandai anche a loro di seguirle.

Mia madre mi chiese di raccontarle di questa persona che avevo conosciuto. Anche lei divenne subito devota. Il suo nome adesso è Ananda Vrindavana ed ha 92 anni, vive con noi, ha una buona salute e tutte le mattine partecipa al programma spirituale di Mangali arati. Al mio ritorno dall'India, nel viaggio dalla stazione dei treni fino a casa, parlai subito della mia scelta spirituale anche con la mia fidanzata e mio padre che erano venuti a prendermi. La mia fidanzata mi disse: “Anche io ho sempre desiderato vivere così”.

L'unico che rimase all'inizio un po' perplesso fu mio padre, ma dopo pochi giorni anche lui decise di adottare questo stile di vita.

L'anno successivo tornai a Vrindavana e trascorsi tre settimane con il mio Maestro; in quell'occasione Lo ringraziai poiché sapevo con certezza che quel che era accaduto nella mia famiglia era grazie alla Sua speciale Misericordia. Per il giorno di Nrsimha Deva del Maggio 1977 mia moglie ed io celebrammo il matrimonio vedico e prendemmo l'iniziazione. Così abbiamo costruito la nostra famiglia che è composta adesso da me, mia moglie e tre figli (di cui uno adottivo) ormai già adulti. La sacra diksha trasformò la nostra vita. Abbiamo impostato la famiglia secondo gli insegnamenti di Shrila Prabhupada.

Sin da subito abbiamo capito e sperimentato le difficoltà di vivere una vita di famiglia secondo i canoni della filosofia Vaishnava in una città moderna dell'occidente. In quegli anni in Italia eravamo una delle poche famiglie a vivere la Coscienza di Krishna al di fuori di un tempio. Ricordo che tutte le tensioni che i miei figli provavano vivendo come Vaishnava all'interno del loro mondo (a scuola, con gli amici, ecc.) le portavano a casa, e qui le trasferivano su noi genitori, mettendoci alla prova e sfidandoci su vari versanti e argomenti.

Le loro sfide diventavano le nostre sfide. La vita da grihasta è una vita di grandi sfide e ve ne parlo con un'esperienza di 35 anni. Per vincere queste sfide occorre in prima istanza comprendere e realizzare il senso e lo scopo della vita, che è la realizzazione spirituale, impostando ogni scelta come funzionale ad essa. Occorre impegnarci a garantire una nostra coerenza in tutto quel che facciamo, nei vari ruoli che indossiamo nella società, altrimenti il rischio è di creare inconsciamente due personalità parallele, che hanno voci e interessi diversi, e di alienarsi in un dualismo tra vita materiale e vita spirituale.

Altro effetto di questa alienazione è la scissione tra il nostro “noi” e la “società”, come se il benessere di quest'ultima non ci riguardasse affatto e non fosse collegato al nostro come individui. Dal punto di vista spirituale, nell'essenza, gli altri sono come noi e noi siamo come gli altri, nonostante le differenze sul piano esteriore o dell'io storico. Come dovremmo impegnarci a trovare una modalità di convivenza pacifica all'interno della famiglia, così la stessa modalità la dovremmo trovare all'interno della società che va considerata come una famiglia allargata. Se perdessimo di vista questa interezza della famiglia umana assieme a tutte le creature e tentassimo di realizzarci solo come individui, sarebbe un fallimento. Ma anche se ci appiattissimo sulla società e ci dimenticassimo di noi come individui, cercando la realizzazione solo da un punto di vista sociale, sarebbe comunque un fallimento.

L'integrazione di questi differenti aspetti si ottiene inserendo la Bhakti nella nostra vita, che è la modalità principe per restituire al Signore ciò che abbiamo ricevuto e per creare reale unità tra creato, Creatore e creature. La Bhakti è fondata sulla devozione e sullo spirito di offerta a Dio. Il Signore stesso nella Gita afferma che Gli è molto caro chi è amichevole verso ogni essere vivente e adora Dio in ogni creatura, vedendo ogni essere in Lui e Lui in ogni essere (Bg. XII. 13-15). Bhagavan Shri Krishna spiega che questa conoscenza della Bhakti è il più arcano dei segreti, e lo rivela all'inizio del nono capitolo.

Il segreto di ogni successo, è offrire a Krishna quel che abbiamo, e questa è l'unica soluzione che aiuta ad evitare ogni conflitto non solo sociale e relazionale ma in ogni ambito della vita. Il conflitto si riduce se le persone vivono perseguendo con coerenza un fine superiore.

La famiglia è composta da un insieme di persone che, per il rapporto che debbono sostenere con la società, sono costrette a subire una serie di tensioni, purtroppo inevitabili. Infatti, le relazioni nel genere umano sono molto complicate e difficili da mantenere nel corso del tempo.

Da una lettura realistica delle potenzialità umane, dobbiamo aspettarci le crisi non come incidenti di percorso ma come normalità di eventi che si succedono nel corso della vita. Diventa dunque fondamentale essere consapevoli che la crisi non lavora contro di noi ma potenzialmente lavora per noi, poiché ci mette di fronte ai nostri limiti e ci stimola a superarli.

Questo è uno dei punti cardini: non è importante ciò che accade ma come noi reagiamo a ciò che succede. Se reagiamo male, vediamo tutti i nostri limiti e ne soffriamo. Reagire male significa reagire in maniera egoistica ed ottusa; una difesa estremista delle nostre posizioni e dei nostri errori è il modo peggiore per affrontare le difficoltà. La maggioranza delle persone purtroppo reagisce proprio in questo modo e questa è una delle cause principali per le quali le famiglie entrano in una crisi difficilmente risolvibile. La filosofia della Bhakti ci aiuta a non soffermarci sugli aspetti negativi dell'altro, bensì su quelli positivi, cercando di valorizzare quanto di più costruttivo ciascun individuo e membro della famiglia possa offrire, pensando a come quella persona possa essere aiutata a meglio riconnettersi a Krishna, sapendo che questa ricongiunzione è la chiave che risolve ogni problematica.

Bhagavan Shri Krishna spiega in diversi passaggi della Gita che Gli è molto caro colui che si comporta in maniera amichevole con tutte le creature, operando in spirito di aiuto nei confronti di persone che sono “incarcerate” come noi nel corpo e nella mente per favorire il loro e nostro sviluppo verso la libertà. Karuna e kripa sono le qualità più apprezzate dal Signore.

I membri della famiglia sono persone verso le quali abbiamo una priorità di doveri e di responsabilità. La sposa assume delle responsabilità precise nei confronti dello sposo e viceversa, ed entrambi hanno responsabilità nei confronti dei figli che generano. Anche i figli assumono responsabilità nei confronti di chi li ha generati. La Bhakti permette di assolvere al più alto livello a queste responsabilità e doveri. Bhakti intesa non in modo dogmatico ma come pratica di vita, esperienza con gli altri dell'amore devoto. Gli sposi debbono considerarsi l'un l'altro come una risorsa per dare più forza e vigore al loro cammino verso la realizzazione spirituale. I sacrifici che moglie e marito fanno per servirsi reciprocamente e per servire i figli debbono essere compiuti come offerta al Signore; ciò permette di costruire una relazione solida, senza pretese o tornaconti egoistici, fondata su sentimenti autentici ed evoluti.

Anche ciò che la famiglia nel suo insieme fa per la società, essendo essa una cellula del corpo sociale, dovrebbe essere fatto con spirito di Bhakti, offrendo a Krishna i frutti dell'azione. Il vero scopo della vita non è svilupparsi in un certo ruolo sociale come brahmacari, grihasta, vanaprasta o sannyasi, ma realizzarci spiritualmente, quindi mettere sempre Krishna al centro della nostra esistenza.”

L'argomento è così importante che Shrila Gurudeva decide di dedicare anche parte del pomeriggio ad approfondire, solo con i partecipanti al seminario, le tematiche introdotte la mattina

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