Kurukshetra Vrindavana Jagannath Puri - Diario 18 febbraio 2019

Questa mattina ci siamo risvegliati a Jagannath Puri avvolti da ispiranti melodie. Abbiamo sentito canti spirituali provenire da ogni direzione. Queste melodie accompagnano e sostengono i nostri movimenti e incanalano la nostra attenzione verso la dimensione intima e spirituale del nostro essere. Alcuni di noi hanno creato uno spazio per la meditazione su un piccolo terrazzino. Da lì, abbiamo ammirato il cielo azzurro, al fresco venticello, con il cinguettio degli uccelli che parevano voler anche loro partecipare alla gioia del canto dei Santi Nomi.

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Kurukshetra Vrindavana Jagannath Puri - Diario 20 febbraio 2019

Questa mattina abbiamo letto il capitolo ottavo della Bhagavad Gita in cui si è affrontato il tema del trapasso. La vita è paragonabile al cielo, la nascita al giorno e la morte alla notte. Come il cielo esiste indipendentemente e comunque dal giorno e dalla notte così, nella prospettiva della tradizione antico indiana, la vita è eterna; nascita e morte sono solo fenomeni passeggeri. Nella Bhagavad Gita vengono indicate due modalità per lasciare il corpo: nella luce o nelle tenebre. Abbiamo dunque ricordato lo strumento fondamentale dell’intelligenza, già affrontato nelle precedenti lezioni, che ci dà la possibilità, attraverso il discernimento, di agire per favorire una di queste due modalità. Il Divino, in quest'opera universale, afferma che al momento della morte l’individuo si reca dove va il suo pensiero. La psiche e il prana vengono per così dire “risucchiati” per attrazione dai contenuti psichici depositati nel karmashaya, che corrisponde all’inconscio occidentale. La scelta di fissarsi sulla luce o sulle tenebre è dunque una conseguenza delle attività personali che producono i contenuti dell’inconscio. Non si tratta infatti di un pensiero razionale o superficiale, in quanto questo verrebbe meno al momento del trapasso, ma del lavoro profondo comportamento (Yama e Niyama) da applicare nel corso della vita. Dopo colazione siamo partiti con il pullman per Konark dove siamo arrivati dopo circa un’ora. Abbiamo visitato il monumento consacrato al dio del Sole, Surya, che è il rappresentante di Vishnu ed è a capo del sistema solare. A Surya viene dedicata anche un'antica pratica dello Yoga conosciuta come “saluto al sole”.

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Kurukshetra Vrindavana Jagannath Puri - Diario 19 febbraio 2019

Come nei giorni passati, ci siamo ritrovati sulla terrazzina illuminata dalla luce fresca della luna per la meditazione del mattino a cui sono seguiti i canti e la lezione delle 7:00. Abbiamo letto dal settimo capitolo della Bhagavad Gita, in cui Krishna spiega ad Arjuna come recuperare la relazione tra l'uomo e il Divino. L’intelligenza viene indicata come cifra fondamentale che permette di riscoprire tale relazione ed elevare il livello di coscienza dell’individuo. Questa facoltà distingue l’essere umano dall’animale. Nella meditazione l’uomo ha dunque a disposizione anche l’intelligenza, il ragionamento e il discernimento per orientare l’attenzione verso il Divino e non verso gli oggetti dei sensi. Può così sperimentare livelli di consapevolezza superiori che si distinguono da quelli inferiori, dati dall’assorbimento negli oggetti dei sensi. Attraverso il miglior utilizzo dell’intelligenza è possibile svolgere le attività come offerta a Dio (servizio devozionale) e così attrarre Krishna. Risvegliata la relazione con Lui, si ritrova il gusto superiore della vita. Dalle condivisioni è emersa la difficoltà nel pensare al Divino nella meditazione: proprio questa difficoltà può essere sconfitta con intelligenza, orientando la nostra attenzione.

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Kurukshetra Vrindavana Jagannath Puri - Diario 21 febbraio 2019

Questa mattina abbiamo letto il nono capitolo della Bhagavad Gita dove viene affrontato il tema dell’invidia, problema che affligge le relazioni tra gli esseri umani e il rapporto tra uomo e divino. L’invidia degrada la purezza della persona e la fa allontanare dalla ricerca spirituale. Attraverso un lavoro di ascolto e osservazione interiore, è possibile riconoscere nel proprio campo psichico l’invidia e diventarne consapevoli. Osservandola, possiamo prenderne le distanze bloccando il processo di identificazione.

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