Orissa- Diario del 28 febbraio 2013

Oggi partiamo con il nostro pulmino in direzione sud percorrendo la strada che scende verso Jagannath Puri attraverso i rigogliosi paesaggi tipici del West-Bengala e dell’Orissa. In 5 ore arriviamo a Konark, dove risiede il famoso tempio del Sole, la cui realizzazione pare essere la concretizzazione in pietra del Gayatri Mantra, in quanto preghiera dedicata al dio Sole, Surya.

"Meditiamo sull' eccelsa luce del Divino Sole; possa Egli illuminare la nostra mente"

Così recita un antico mantra, tra i più sacri della tradizione vedica, chiamato Gayatri in riferimento alla sua struttura poetica impostata su 24 sillabe, e Savitri in quanto dedicata a Savitar, altro nome di Surya, il dio Sole. Il tempio di Konarak - o Konark - a circa 60 Km da Bhubaneshwar, capitale dello Stato dell'Orissa e a 35 da Puri - è infatti una colossale rappresentazione del potere di Surya voluta dal re Narashimha I della dinastia Ganga intorno al 1250 d.C. Ma la località di Konarak è assai più antica ed è legata al mito della guarigione dalla lebbra di Shamba, figlio di Krishna, grazie all'intervento di Surya. Fu distrutta nel XVI secolo e lungamente saccheggiata dai locali, sovrani e cittadini, in cerca di materiale da costruzione, statue e ornamenti. Un tempo questo tempio era lambito dalle acque dell’oceano ed era conosciuto come la Pagoda nera. Percorriamo il complesso osservando la magnificenza di quest'opera, ci soffermiamo ad apprezzare le sculture che rivestono come un tessuto orlato tutta la superficie delle pareti del complesso, che dal basso verso l’alto rappresentano scene della vita, scolpite con cinquemila figure. La prima "fascia" (alta circa 30 cm) consta di 2.000 elefanti, oltre a marce reali con palanchine e scorte armate. Le ruote sono 24, e originariamente il tempio era trainato da sette cavalli: 24 come le ore della giornata, e 7 come i giorni della settimana. Successivamente ci sediamo all’ombra di un albero per leggere alcuni passi dal quarto capitolo della Bhagavad Gita dove Krishna rivela di aver passato la conoscenza spirituale proprio a Vivashvan (altro nome del dio del Sole).

Nozioni cosmogoniche della cultura vedica e collegamenti al Dharma Supremo ci permettono di contestualizzare la sacralità di questo luogo. Sazi degli insegnamenti simbolici prima e filosofici dopo usciamo dalla recinzione di questo mirabile sito archeologico (riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’Unesco) e ci dissetiamo con dell’acqua di cocco che un venditore ambulante ci apre con maestria e destrezza.

Sono ormai quasi le 15, ripartiamo con il nostro pulmino e costeggiamo, scendendo ancora più a sud, un magnifico paesaggio costiero del golfo del Bengala dove foresta, spiaggia a oceano compongono un mirabile quadro di natura e poesia. Arriviamo a Puri, da oggi ci attende una nuova esperienza certamente non meno ricca di quella fin qui vissuta.

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