Diario del 01 giugno 2017

E’ l’alba, piccole luci arancioni punteggiano il monte Minerva sulla cui vetta si erge la statua del Redentore. All’orizzonte non si distingue la linea tra mare e cielo e sembra che soffici nuvole galleggino sull’acqua. Silenzio, è l’atmosfera ideale per la meditazione.

Una lunga terrazza di prato ci accoglie per la pratica yoga: lavorare con le asana è un’occasione per pensare al divino come facevano i monaci che hanno vissuto in queste zone.  Essi conoscevano una forma di meditazione molto simile allo yoga: si mettevano in posizione, iniziavano una respirazione yogica e  il processo di ripetizione dei nomi divini. Era chiamata preghiera del cuore. La bellezza di questa terra è ispirante per la ricerca spirituale, è ricchissima di luoghi di culto ma sono le persone che ne determinano la santità.

Un paio d’ore più tardi ci incamminiamo diretti alla Grotta dell’Angelo attraverso un saliscendi di scalette a picco sul mare.  Ci troviamo sul lato meridionale del monte al di sotto del quale si trova un isolotto, luogo di culto molto antico. All’interno della grotta osserviamo un affresco in stile bizantino in cui si intravedono la figura di Cristo e di San Michele, l’arcangelo da cui deriva il nome della grotta, e della Madonna. Sopra di loro il Padre Celeste e, ai lati, la luna e il sole. Le immagini sono la raffigurazione dell’amore per Dio, nella nostra tradizione è chiamato bhakti.

 

Tutte le scuole di pensiero del monoteismo indiano hanno contemplato il rapporto con il divino in diverse sfumature ma l’accettazione del comune denominatore che le vede tutte collegate al Signore consente di contrastare le differenze religiose e di eliminare le tendenze conflittuali.

Nel pomeriggio percorriamo in barca circa 20 km tra distese marine e rilievi montani contemplando meravigliati la Costa dalle Divine Bellezze: grotte, anfratti che ancora sembrano vibrare di preghiera, culle di devozione di eremiti e asceti in meditazione ci danno la consapevolezza di risuonare all’unisono con il Creatore ed il Creato.

Poi approdiamo ad Ivranne, dichiarata nel 2016 da Legambiente la spiaggia più bella d’Italia. E’ raggiungibile solo via mare, costituita di sabbia scura, si trova sotto una falesia della costa ed è interrotta da un gruppo di scogli che la dividono quasi a metà. Qui ci raccogliamo per un bhajan e una lezione sul tema della preghiera e della meditazione come acquietamento della mente. E’ una pratica profondamente introspettiva che consente la realizzazione del sé a chi la pratica con purezza e ardore.

Domani ci aspetta la visita al Cristo Redentore.