Alla Ricerca del Sacro
Diario di viaggio
Diario di viaggio - Alla Ricerca del Sacro
Esperienza di un viaggio in India, riflessioni e racconti in diretta dal Seminario CSB
16 ottobre 2009 "La partenza"
Inizia il nostro viaggio. Nel cuore un senso forte di gioia, entusiasmo, eccitazione, attrazione e fervore per l'esperienza che ci aspetta.
Questo viaggio, contemplato e progettato come percorso della coscienza alla ricerca del sacro, segna un nuovo inizio, la fine di un ciclo e l'avvio di una nuova dimensione della coscienza.
Il gruppo comincia a conoscersi.

I primi scambi sono sin da subito di un'intensità speciale, perché vibrano della consapevolezza dell'esperienza grande che ci unisce. Anche chi non si conosce si sente subito vicino, solidale, amico.

Le valigie sono un ingombro e un peso ancora insolito, ma la mente si sta già preparando a considerarle strumenti utili al viaggio.
Stiamo prendendo il volo da Bologna verso Francoforte e poi da lì fino a Delhi.
Il nostro aereo corre sulla terra e in un attimo con potenza si alza in cielo. Sale l'anima verso le sue aspirazioni ideali. Nella mente e nel cuore questa preghiera: che questo sia un viaggio verso la luce, il risveglio della coscienza, verso quell'amore che si sposa con la saggezza.
Il desiderio forma e trasforma l'uomo, dicono le Upanishad, e noi adesso vogliamo progettare, costruire, forgiare un desiderio spirituale puro, che possa illuminare il percorso nei luoghi sacri che andremo a visitare e più in generale il cammino della nostra vita nel mondo. Siamo alla ricerca di testimonianze antiche di un'antica cultura e sapienza del vivere.
Sull'aereo intoniamo una preghiera per la nostra protezione. Risuonano parole e melodie della spiritualità indiana: canti in onore del supremo Essere, Rifugio di tutte le creature.
17 ottobre 2009 "L'arrivo a Vrindavana - Mathura Mandala"
Vrindavana è uno dei luoghi sacri più importanti dell'India. Ogni angolo di questa terra porta i segni della presenza della speciale coppia divina di Shri Shri Radha-Krishna, suprema perfetta unione che esprime al più alto livello le originarie qualità del femminile e del maschile spirituale. Shri Krishna è Dio di amore e misericordia, che dispensa illuminazione e grazia ad ogni sua creatura, e Shrimati Radharani è la sua compagna eterna, rappresentazione della sua energia di puro amore. I nomi di Radha e Krishna li leggiamo scritti nell'antica lingua sanscrita quasi su ogni albero di Vrindavana, sui muri delle case, e anche nei cuori della gente più incolta e umile.

L'usuale modo di salutarsi è con l'invocazione "Radhe, Radhe!", la stessa che gli autisti dei riksho pronunciano ad alta voce, con spontanea devozione, per farsi largo tra le polverose e dissestate vie di Vrindavana.

Il nome di Radhe qui risuona ovunque. Secondo la millenaria tradizione vedica, il Signore ha manifestato in questa terra i suoi speciali lila o giochi divini, scambiando rasa o meravigliosi sentimenti spirituali con i suoi affezionati devoti. Nel lila ha giocato tanti ruoli, come quello di figlio, pastorello, premuroso amico, scherzoso compagno, dolce indimenticabile amante di anime pure che rappresentano modelli della più alta devozione.
La prima grande sfida che incontriamo nel nostro viaggio: entrare in contatto con tanto e non solo con il luogo fisico di Vrindavana, bensì con la sua anima, con la sua essenza profonda di luogo supremamente sacro. Il degrado ambientale ed altre superfettazioni e contaminazioni della India storicizzata rendono ardua l'impresa, ma noi non ci arrendiamo. Il nostro viaggio è dedicato alla ricerca delle espressioni più pure della coscienza.
Nel pomeriggio ci riuniamo nel giardino di Bhakti dhama, la guest-house che ci ospita e che si trova a due passi dal tempio di Shri Shri Krishna-Balarama e dal samadhi di Shrila Prabhupada.
Inizia la prima lezione del Seminario. Siamo ancora un po' stanchi dal viaggio, ma le parole che ascoltiamo risvegliano il nostro interesse, mettono in moto la nostra ricerca, parlano alla nostra anima.

Marco Ferrini, la nostra guida, ci indica la via da seguire per entrare nel sacro dhama di Vrindavana.
"In questo luogo vi sono energie spirituali molto potenti. Per riuscire a percepirle non servono occhi fisici, ma un'adeguata predisposizione della coscienza. Lo scopo di questo viaggio è imparare ad andare oltre la superficie delle apparenze per penetrare la natura profonda e sacra delle speciali realtà che incontriamo e che grandi mistici nel corso di secoli hanno realizzato, vissuto, contemplato, descritto con universali insegnamenti nelle loro meravigliose opere.
Per molti di voi questo viaggio potrebbe essere una meravigliosa alba, un passaggio cruciale della vita verso lo sviluppo della più alta consapevolezza e dell'originario universale sentimento di amore".

Questa è la meta che ciascuno di noi porta nel cuore. In un'atmosfera di semplice sacralità proseguono insegnamenti e riflessioni sul metodo e la via per raggiungerla. Si spiega la natura dello yoga dell'amore, la sadhana-bhakti. Nel luogo sacro questi insegnamenti risuonano potenti, sembrano entrare nell'anima, imprimersi indelebili nella coscienza.
18 Ottobre 2009 "Per le strade di Vrindavana"
Cominciamo a prendere familiarità con il luogo sacro. Giriamo per le strade tra continui frastuoni, penetranti odori, tra mucche e persone che pacificamente convivono nel sacro dhama.

Insegnamenti di una cultura millenaria vibrano nell'aria, infondono di sacralità comuni gesti del quotidiano, illuminano gli occhi di bambini giocosi e di saggi anziani curvati sotto il peso degli anni.

A Vrindavana Dio si manifesta attraverso l'amore. E questo amore, se aguzziamo la vista del cuore, possiamo imparare a scorgerlo non solo negli innumerevoli templi che in questa terra si possono visitare, ma anche sulle strade e nei volti della gente.
Sempre più ci sentiamo coraggiosi esploratori del sacro, con il difficile affascinante compito di discernere tra il degrado ambientale e della coscienza che tante volte si impone e le potenti tracce di una saggezza antica che purtuttavia è ancora straordinariamente presente.
Visita a Shri Shri Radha Madhana Mohana
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita al tempio di Shri Shri Madhana Mohana di Sanatana Gosvami.
Dopo aver offerto omaggi e preghiere alle Murti adorate in questo luogo, ci sediamo in un prato verde a lato del Mandir, con il sole al tramonto che ci guarda e con la sua luce ci ispira.
Sentiamo suoni di campana che danno ritmo all'etere, battiti di tamburi che scandiscono i rituali dell'adorazione.

"Vivere senza ispirazione è non vivere", spiega Marco Ferrini, e mentre lui parla pellegrini indiani si fermano ad ascoltare, affascinati. Sembra quasi che capiscano l'italiano: comprendono al di là delle parole che si sta descrivendo la loro tradizione, una cultura spirituale il cui valore oltrepassa barriere di lingua, spazio e tempo.
La storia di Shri Shri Radha Madhana Mohana e della sua dolce relazione con il suo devoto, Sanatana Gosvami, uno dei discepoli diretti di Shri Caitanya Mahaprabhu, apre i nostri cuori.
Ci uniamo nel canto di un'antica lode a Dio, e così le coscienze si innalzano, i corpi si levano e danzano, inneggiando al sacro mandir ed imprimendo nel profondo universali insegnamenti spirituali.
19 ottobre 2009
Tutte le mattine, prima dell'alba, ci rechiamo nel vicino e meraviglioso tempio di Shri Shri Krishna-Balarama nella località sacra di Raman Reti, terra dei giochi d'infanzia del Signore e dei suoi compagni più cari, i parikara.
Ci dedichiamo alla pratica meditativa in un'atmosfera speciale, un condensato di pura energia spirituale.
Giorno dopo giorno il nostro viaggio prosegue con visite ad affascinanti templi e luoghi sacri: il tempio di Shri Shri Radha Damodara di Shri Jiva Gosvami, il tempio di Shri Shri Radha Ramana di Gopala Bhatta Gosvami, il lago del Radha-kunda considerato il luogo più sacro dell'universo e Varshana, la dimora di Shrimati Radharani.
20 ottobre 2009 "Cerimonia di dispersione delle ceneri"
Ci rechiamo a Keshigata. Una nostra cara compagna di viaggio ha con sé le ceneri del padre, che oggi verranno gettate nel fiume sacro della Yamuna.
"Gli umani possono realizzare la ragione per cui si vive, il motivo della sofferenza, la grande lezione che offre ogni esperienza, inclusa quella della morte che tra tutte è la più importante". Con queste parole Marco Ferrini inizia la riflessione che prepara la nostra coscienza alla sacra cerimonia di dispersione delle ceneri.
"Attraverso la realizzazione dell'amore divino possiamo liberarci dal terrore della morte, possiamo sperimentare nel mondo dell'impermanenza l'eternità dell'anima e quella beatitudine che non conosce i condizionamenti dell'ego, i vincoli di spazio e tempo.
I grandi mistici di tutte le autentiche tradizioni spirituali hanno parlato di sorella morte: se la persona vede oltre la materialità, scorge anche nella morte un inno alla vita, un passaggio verso le dimensioni più elevate della coscienza".
Inizia la cerimonia. Nel cuore di tutti un'unica preghiera: che questa anima in cammino possa essere beneficata da questo sacro rito, e con lei noi tutti e tutti i nostri cari.
Si levano canti al Signore, si pronunciano antichi mantra, mentre l'urna contenente le ceneri viene ricoperta di offerte sacrificali. Le ceneri ricordano la precarietà del corpo, ma al di là di esso sopravvive l'anima.
Saliamo sulla barca e andiamo a largo. Il fiume sacro accoglie in sé le ceneri, restituisce la libertà, consacra il dono divino dell'immortalità.
E' un momento di liberazione! L'anima esulta, giosce, assapora la sua natura eterna, rinasce alla vita, mentre canti spirituali invocano l'amore eterno, universale, dolce come il supremo Signore.
Approdiamo all'altra riva. Vengono fatti bagni purificatori. Sulla sabbia si scrive il nome del dipartito. Si disegna l'universo e Dio nel cuore. L'acqua scorre, la terra la accoglie.
Ad un tratto si avvicina una barca con pellegrini indiani: i nostri canti spirituali si incontrano, dialogono, si uniscono. E' il trionfo della realtà della vita.
21 ottobre 2009 "Lezione conclusiva a Vrindavana"
E' l'ultimo giorno di permanenza a Vrindavana. Nel giardino di Bhaktidhama la lezione conclusiva.
"Se non ci impegniamo in un lavoro costante su noi stessi teso all'elevazione della coscienza, non saremo in grado di stabilire e mantenere il contatto con la nostra dimensione profonda, con l'essenza spirituale. La coscienza si eleva o si degrada a seconda delle azioni che compiamo, dei desideri, pensieri e sentimenti che scegliamo di coltivare".
La lezione prosegue con insegnamenti sul metodo che ci permette di raggiungere il risultato sperato, la meta del nostro viaggio.
Il
gruppo è affiatato, compatto. Si è creato uno spirito di sat-sanga, in cui l'uno aiuta l'altro nel proprio percorso evolutivo.
Partiamo da Vrindavana con la consapevolezza che Vrindavana non è tanto un luogo fisico ma una dimensione della coscienza, una modalità di vivere. Vrindavana, se vogliamo e se ci comportiamo adeguatamente, la possiamo portare con noi ovunque andiamo.
22 ottobre 2009 L'arrivo a Jagannath Puri
Da Vrindavana partiamo al mattino presto per l'aeroporto di Delhi. Da qui prendiamo un volo per Bhubaneshvara. Il viaggio continua...
A Bhubaneshvara il gruppo sale su di un autobus diretto a Jagannath Puri.
Nel tragitto contempliamo un paesaggio naturale meraviglioso: tante palme e una vegetazione florida che rinvigorisce e allieva le fatiche del viaggio.
Sulla strada incontriamo autobus con il volto di Shri Jagannath disegnato sulla carrozzeria: il nostro sguardo incrocia così per la prima volta i grandi occhi del Signore e Protettore dell'universo, la Divinità adorata in questa terra. Qui tutti sono devoti di Shri Jagannath. L'adorazione a questa speciale manifestazione divina scandisce la vita di ognuno: ricchi e poveri, colti e incolti, bambini e anziani. “Jay Jagannath!” (Glorie a Jagannath!) è l'usuale espressione con cui tutti si salutano in questa terra. La spontanea devozione verso il Signore di tutti gli esseri e dei mondi è visibile ovunque: da subito ci colpisce, ci attrae, irresistibilmente ci affascina e ci fa entrare nella dimensione del sacro.
Arriviamo a destinazione. Scendiamo le valigie di fronte al nostro hotel, che si trova sulla spiaggia davanti all'oceano indiano. L'oceano ci accoglie maestoso, ci viene incontro e ci abbraccia con le sue onde. La sua danza, giorno e notte, ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza in questo speciale luogo sacro.
23 ottobre 2009 La storia di Shri Jagannath
La mattina presto andiamo ad offrire il nostro saluto all'oceano e sulla spiaggia facciamo pratiche yoga di respirazione pranayama, asana e meditazione.
A metà mattina ci riuniamo per ascoltare la storia della manifestazione delle Divinità di Shri Jagannath, Baladeva e Subhadra. Una storia che ci entra nel cuore.
I t
esti della tradizione indovedica raccontano del re Indradyumna che vede in sogno una Divinità bellissima, che cattura la sua mente e la sua anima. Al risveglio da subito si pone in cerca di questa forma divina dal nome Shri Nilamadhava, il dolce Signore celeste. Dopo numerose peripezie scopre il luogo in cui questa Divinità viene adorata segretamente, nel mezzo della foresta, da una tribù di gente povera e semplice. Nel contemplare Shri Nilamadhava, il re rimane rapito dalla sua bellezza e da quel momento non pensa ad altro se non a trovare il modo di poter adorare personalmente il Signore in quella forma.
“Costruisci per me un grande tempio ed io mi manifesterò a te in una meravigliosa forma divina scolpita nel legno”: così Shri Nilamadhava guida nel sogno il re Indradyumna.
Centinaia di artisti, architetti, operai vengono chiamati a realizzare l'opera: un tempio bellissimo, immenso, totalmente rivestito d'oro.
Ancora una volta Shri Nilamadhava si manifesta in sogno al re: “Vai sulle rive dell'oceano, poniti in meditazione e aspettami nel cuore: ad un certo punto scorgerai, trasportato dalle acque, un grande tronco di legno. Prendilo e fai scolpire in esso la mia forma divina”.
Così avviene: per trasportare quel tronco occorrono centinaia di persone e d elefanti. La grandezza divina si manifesta negli elementi della terra, li trasforma, li purifica, li eleva a natura trascendente.
Per scolpire la forma divina giunge Vishvakarma, architetto dei pianeti celesti, che pone una condizione: “Che nessuno entri nella stanza me
ntre io sto scolpendo il legno, per nessuna ragione, altrimenti non potrò portare a compimento l'opera”. Il re accetta.
Passano giorni e giorni, ma dalla stanza sorprendentemente non si sente giungere nessun rumore. Il re aspetta, memore della promessa fatta, ma al ventunesimo giorno, non sentendo ancora nessun rumore e pensando che potesse essere successo qualcosa a Vishvakarma, decide di aprire la porta. Vishvakarma immediatamente scompare e nella stanza il re vede le Divinità di Jagannath, Baladeva e Subhadra Maharani ancora incompiute: non hanno mani, né gambe, né piedi.
Indradyumna sa che ciò è solo per colpa sua, perché non ha mantenuto la promessa fatta, e si sente morire dal dolore. Ma quella notte gli compare ancora in sogno la Divinità: “Non temere Indradyumna. Questa mia forma di Jagannath, Baladeva e Subhadra Maharani è la mia forma originaria ed è meravigliosa. Adorala e vedrai realizzarsi tutti i tuoi più profondi desideri spirituali fino ad ottenere la perfezione”.
Riflettiamo sull'insegnamento di questa affascinante storia. Se viene purificata la coscienza, il Divino si manifesta: prima nel cuore e poi in una forma visibile anche con gli occhi fisici. Il Signore, che appare irraggiungibile, diventa l'amico e il servitore dei suoi devoti, perché Egli è nel cuore di chi lo ha nel cuore. L'amore va incontro all'amore.
Nel pomeriggio andiamo a visitare il tempio costruito dal re Indradyumna: lo contempliamo da fuori, perché gli occidentali non possono entrarvi. Le violente invasioni musulmane che si sono succedete dall'anno mille hanno irrigidito il sistema religioso induista che, per difendersi, è diventato sempre più chiuso in sé stesso, condizionato dalla degenerazione dei bramani di casta e dalle loro distorte interpretazioni dell'insegnamento tradizionale originario.
Ogni giorno migliaia di induisti si recano nel tempio di Shri Jagannath per offrire i loro omaggi e la loro devozione. Ogni giorno 500 brahmani cucinano per le Divinità di Jagannath, Baladeva e Subhadra Maharani.
Tante opulenze e ricchezze vengono poste al Loro servizio e così, dopo millenni, ancora oggi viene tramandata e continua a vivere la storia di re Indradyumna e della realizzazione del suo amore per Dio.
24 ottobre 2009, Il samadhi di Haridas Thakur
Entriamo nel cuore del luogo sacro attraverso affascinanti letture dai testi della tradizione indovedica che descrivono Shri Jagannath e i suoi più grandi devoti. Non si può comprendere questa speciale forma divina se non si comprendono le realizzazioni di chi lo ha adorato con una devozione pura.
Una dopo l'altra emergono grandi personalità che hanno vissuto in questo sacro luogo: acarya o maestri di straordinario valore come Haridas Thakur, Govinda das, Krishnadas Kaviraja Gosvami, Svarupa Damodara Gosvami, e in primis Shri Nityananda e Shri Caitanya Deva, figura esemplare di devoto, iniziatore del movimento della Bhakti e ambasciatore dell'amore divino. Secondo la tradizione Shri Caitanya rappresenta una manifestazione di Dio: Dio che si fa uomo per sperimentare l'amore dei suoi devoti.
Nel samadhi di Haridas Thakur leggiamo la storia della sua vita: un musulmano che dopo l'incontro con Shri Caitanya si converte alla Bhakti e diventa uno dei suoi compagni più cari. Grande predicatore, Haridas Thakur è conosciuto anche come Nama-Acarya: il grande maestro della meditazione sui nomi divini. La storia della sua dipartita da questo mondo, mentre contempla il volto del suo amato Signore Shri Caitanya Deva, ci commuove e ci ispira con i più dolci sentimenti della pura devozione.
La nostra anima è in cerca del sacro e adesso sono sempre più visibili le sue tracce. La meta sta diventando sempre più definita e anche il metodo per raggiungerla emerge con maggior chiarezza. Nel cuore risuonano gli insegnamenti di Shri Caitanya Deva: fatti più umile di un filo d'erba e più tollerante di un albero, valorizza sempre gli altri e non aspettarti mai niente in cambio.
25 ottobre 2009, Visita a Narendra Sarovara e al tempio Gundica
La mattina passeggiamo in riva all'oceano: la sua voce ci tramanda insegnamenti antichi, il cui valore supera ogni barriera di spazio e tempo.
Nel pomeriggio andiamo in visita al lago Narendra Sarovara dove, secondo la tradizione, nei mesi più caldi dell'anno si recavano per rinfrescarsi le Divinità di Jagannath, Baladeva e Subhadra Maharani, trasportate da innumerevoli devoti e accompagnate da danze e canti. La tappa successiva è il tempio Gundica: anche qui gli occidentali non possono entrarvi, ma il racconto delle avventure divine legate a questo luogo ci permette di entrare comunque, con la coscienza. Non vedono gli occhi, ma vede il cuore.
Raccogliamo in dono preziosi insegnamenti da applicare nella nostra vita quotidiana: non una conoscenza astratta, ma una saggezza con la quale migliorare le nostre abitudini, conoscere noi stessi, ritrovare armonia e libertà interiore nell'incontro con il Divino.
26 ottobre 2009, La Divinità di Tota-Gopinath
Entriamo nel tempio di Shri Tota-Gopinath. Affreschi alle pareti, mantra cantati al suono di campana che pervadono l'aria.
La Divinità che abita in questo luogo venne attratta qui dall'amore del suo devoto, Gadadhara Pandita, grande saggio ed erudito, così dolce e pieno di compassione che tutti lo amavano e riconoscevano in lui segni di alta realizzazione spirituale. 
Egli impegnò totalmente la sua vita al servizio del suo amato Signore. Gli anni passavano e la sua devozione cresceva. Un giorno, mentre ormai anziano stava decorando il volto della Divinità, sentì un forte dolore nel cuore: “O mio Signore, la mia schiena ricurva non mi permette di servirti adeguatamente. Non riesco a vestirti, non arrivo più a porti le ghirlande al collo. Presto dovrò lasciare questo servizio ad altri, e per me sarà il più grande dolore”. Mentre Gadadhara Pandita era immerso in questi pensieri e cercava di servire al meglio la Divinità, ad un tratto Shri Gopinath si abbassa, si siede e prende quella posizione in cui lo possiamo contemplare oggi. Da quel giorno la Divinità fu chiamata Tota-Gopinath: il Signore Gopinath che si è seduto (tota) per farsi servire dal suo affezionato devoto.
L'amore è l'insegnamento universale che rifulge. Quando l'amore si libera dalle componenti condizionate egoiche e diventa puro, avvera i desideri, realizza miracoli, è la sorgente di ogni fascino, muove ogni cosa, è l'origine di ogni energia.
Ora più che mai realizziamo che noi siamo venuti qui per cercare quell'amore puro, per realizzare la nostra matrice divina: in essa trovare la gioia, la luce, le motivazioni e lo scopo della nostra vita.
Si aprono le porte del sancta sanctorum e ci raccogliamo in contemplazione di Shri Totagopinath. Riveliamo alla Divinità i nostri sentimenti e desideri spirituali profondi. Le confidiamo ciò che è celato in fondo al nostro cuore.
Un anziano bhakta del tempio offre una lampada di ghi alla Divinità. I suoi gesti rievocano insegnamenti antichi di millenni, gli stessi rivelati in ogni tradizione spirituale autentica.
La Divinità si lascia adorare dal suo pujari che le decora e dipinge il volto. I vestiti di Shri Totagopinath sono di un colore bianco come la luna, i suoi ornamenti sono dorati come il sole: la Divinità brilla di bellezza trascendente. Seduta, accoglie l'amore dei suoi devoti, viene incontro ad ogni desiderio di evoluzione, si abbassa a noi per condurci in cielo. Il flauto in mano, gli occhi allungati che rivelano la gioia e il candore dei giochi divini con i suoi amati devoti.
Ci uniamo in un canto spirituale, mentre Shri Totagopinath ci invita ad immergerci nella pura devozione. É un bagno d'amore.
27 ottobre 2009, Trasformare il piombo in oro
Ritorniamo al tempio di Shri Totagopinath: questa Divinità esercita un'attrazione irresistibile. Luoghi come questo non sono indicati nelle guide turistiche, ma sono tappe fondamentali negli itinerari sacri descritti nei testi dell'antica spiritualità dell'India.
La più grande autentica ricchezza, ci spiega Marco Ferrini commentando le fonti tradizionali, è collegarci al Divino. Le distorsioni prodotte dall'ego ci alienano dalla nostra vera natura, disperdono l'intelligenza in ottenimenti effimeri, ci privano del senso e della gioia di vivere. I grandi scienziati della Bhakti indicano la via per ritornare in noi stessi e armonizzarci con tutto ciò che esiste.
Il processo di elevazione si avvia con lo sviluppo di un'autentica umiltà. L'umiltà fa aprire il cuore, e quando il cuore si apre si comincia a sentire affetto e riconoscenza verso Dio, origine della vita, e verso ogni creatura. S'impara a guardare oltre i corpi: si contempla l'anima oltre la coltre delle apparenze.
Affinché la visione spirituale si collochi nel nostro cuore come una gemma in un castone d'oro, e affinché dal cuore vengano sradicati desideri distruttivi e ambizioni vane, occorre seguire un metodo, una disciplina per la purificazione della coscienza, per il risveglio dell'amore. Nella tradizione indovedica tale disciplina è definita sadhana-bhakti. Essa ha il potere di trasformare il piombo in oro, i condizionamenti in opportunità di superamento dei propri limiti, la bramosia in amore, l'uomo di terra in essere di cielo.
Nell'atmosfera sacra del tempio di Shri Totagopinath apprendiamo i fondamenti di tale scienza. Le parole penetrano nell'anima, la speranza si accende, la gioia diventa una realtà da ricercare non fuori ma dentro di noi.
La giornata prosegue con un bagno nelle acque dell'oceano, tradizionalmente ritenute sacre come quelle del Gange o della Yamuna, e con canti spirituali che illuminano e orientano il nostro cammino nel mondo.
28 ottobre 2009, Una storia di trasformazione
Andiamo in visita alla casa di Sarvabhauma Bhattacarya. La sua storia è narrata nella Caitanya Caritamrita.
Sarvabhauma era uno dei più grandi vedantisti, guru del re di Jagannath Puri, massimo esperto di filosofia e teologia, eppure egli diventa un'autentica anima realizzata solo nel momento in cui si libera dalla propria superbia di erudito e riconosce la grandezza di Shri Caitanya Deva, abbandonandosi con umiltà a Dio. La sua è una storia di trasformazione. Entriamo nella sua casa e ci raccogliamo in ascolto.
C'era una volta un fiume che scorreva nel deserto. Il suo desiderio era di arrivare fino al mare, ma tutta l'acqua che aveva veniva trattenuta dalla sabbia infuocata. Con fatica lottava, ma i suoi sforzi risultavano vani. Un giorno arrivò il deva del vento, Vayu, che gli disse: “Avrei una soluzione per te. Io ti posso portare fino al mare”, ma il fiume rifiutò la sua offerta: voleva arrivarci da solo. Vayu ritornò a trovarlo dopo dieci anni, ma il fiume era sempre fermo nel medesimo punto.
“Vuoi raggiungere il mare?”, gli chiese Vayu.
“Sì”, rispose il fiume.
“ Allora ti devo portare io”, rispose il Vento.
Ma il fiume ancora una volta rifiutò: voleva farcela da solo.
Passarono oltre cinquant'anni anni. Il fiume era ancora fermo nel medesimo punto, stremato. Si era ridotto quasi ad un rigagnolo.
“Vuoi venire al mare?”, gli chiese Vayu.
“Sì! Mi porti tu?”, rispose il fiume.
“Ti porterò io, ma tu devi diventare vapore. Da vapore diventerai nuvola e come nuvola io ti sospingerò fino al mare”.
Il fiume era perplesso perché non voleva perdere la sua identità, ma era così stremato che alla fine decise di accettare.
Così le acque del fiume diventarono vapore e si formò una grande nuvola che Vayu cominciò a sospingere fino al mare. E nel mare finalmente il fiume entrò, sotto forma di pioggia.
L'insegnamento è chiaro e potente: se non ci predisponiamo alla nostra trasformazione interiore, non arriveremo mai alla meta.
Nella nostra vita c'è sempre un momento speciale in cui abbiamo la possibilità di abbandonare pretese egoiche e di trasformarci in quello che desideriamo essere. Dobbiamo aprirci a questa opportunità, saperla riconoscere, accoglierla.
L'esperienza di oggi segna un altro importante passo verso la meta. Stiamo diventando sempre più consapevoli dello scopo del viaggio: siamo alla ricerca di nutrimento per l'anima per operare la nostra trasformazione interiore.
29 ottobre 2009, L'incontro tra culture, il dialogo dei valori
Secondo la tradizione vedico-vaishnava, oggi è un giorno di particolare buon auspicio: si celebra Utthana Ekadashi. Nei giorni di Ekadashi si possono compiere vrata o sacri voti che assumono una speciale potenza: liberano il cammino dagli ostacoli, ci aiutano a realizzare le nostre aspirazioni ideali.
Al mattino andiamo di fronte all'oceano, ci sediamo in cerchio. Offriamo canti spirituali in sanscrito, l'antica lingua dei Veda. Numerosi indiani si fermano a guardarci e ad ascoltare. Sono meravigliati dal vedere occidentali che glorificano il Signore nella loro stessa lingua.
Dopo i canti ci concentriamo nell'ascolto di alcuni degli episodi più significativi della vita di Shri Caitanya Deva, il Signore splendente, ambasciatore dell'amore divino. Oggi andremo a visitare il Gambhira, la sua dimora a Jagannath Puri. I suoi insegnamenti sempre più ci toccano il cuore, offrendoci strumenti concreti per vivere in maniera pienamente soddisfacente, comprendendo lo scopo più alto e il vero valore dell'esistenza.
Se praticati con coerenza e continuità, questi insegnamenti innalzano la nostra coscienza verso il cielo: diventano la nostra saggezza, luminoso orientamento verso la realizzazione di noi stessi e del nostro rapporto con Dio. Aprono la via alla libertà, alla felicità autentica.
Altri indiani si fermano e si uniscono al nostro gruppo. Arrivano anche due cammelli ed anche loro sembrano porsi in ascolto, impassibili.
Dopo il racconto della vita di Shri Caitanya Deva, proseguiamo con i canti spirituali. Venditori di perle si fermano, cominciano a cantare e a danzare con le braccia alzate. Nelle mani tengono le loro collane, ma le loro mani sono alzate verso Dio.
L'atmosfera è quella di una grande festa. L'oceano ci guarda benedicente. Le sue acque ci ricordano la bellezza dell'anima, l'onnipotenza di Dio, l'eternità della vita.
La giornata prosegue con la visita presso una scuola di Jagannath Puri, la Sarasvati Shishu Vidya Mandir.
Il nostro Maestro, Marco Ferrini, è stato invitato a parlare della Bhagavad-gita ai giovani studenti e agli insegnanti. Ci accolgono donandoci fiori e polpa di sandalo.
Come tradizione vuole, l'incontro inizia con la celebrazione di un artika a Shri Jagannath, Baladeva e Subhadra. Candele di ghi e incensi vengono offerti alle Divinità.
Gli studenti, seduti in posizione di loto di fronte a noi, invocano preghiere e recitano a memorie strofe della Bhagavad-gita.
“Abbiamo la grande opportunità di incontrarci sulla base comune dei valori universali espressi dalla Bhagavad-gita”, spiega Ferrini nel suo discorso. “Questi valori vivono oltre i confini geografici, superano le barriere del tempo. Essi permettono di vivere pacificamente e con successo, conseguendo i propri fini in armonia con il dharma fino alla realizzazione dello scopo ultimo: l'amore per Dio e le sue creature”. Il dharma è l'ordine cosmo-etico di origine divina che è il fondamento di tutto ciò che esiste: sole, stelle, minuscoli insetti o giganteschi corpi celesti.
L'India sta diventando una delle nazioni più potenti del mondo. Ma la sua vera forza, continua Ferrini, sarà nella misura in cui manterrà viva la sua tradizione delle origini fondata sul dharma. Quest'ultimo è il principale fattore unificante che ha mantenuto coesa nei millenni la multiculturale, multilinguistica e multireligiosa realtà indiana.
Senza mantenersi collegati ai reali valori, non importa quanta tecnologia si possegga, si rischia soltanto di distruggere il mondo e noi stessi con un uso improprio delle nostre risorse.
Di fronte alle Divinità vengono poste noci di cocco, incensi, frutta, foglie di tulasi, fiori. Un sole viene disegnato sulla sabbia. E' il sole che rappresenta il risveglio, l'alba della coscienza.
Segue il discorso del direttore della scuola. Parla in hindi. La parola più ricorrente che pronuncia è: dharma. Le menti si incontrano. I valori uniscono. I cuori dialogano.
L'incontro viene videoregistrato e trasmesso in tre canali della televisione dell'Orissa.
30 ottobre 2009, Visita a Konark e danza tradizionale Oriya
Oggi la giornata è dedicata ad un'escursione alla città di Konark, sito archeologico la cui struttura risale alla prima metà del tredicesimo secolo.

Il carro del sole, fatto costruire dal re Narasimha I, è una grande simbologia del tempo: i sette cavalli che lo tirano rappresentano i giorni della settimana e le ventiquattro ruote sono i dodici mesi nel loro aspetto diurno e notturno.
Speciali giochi di luce, volti di bellezza ineffabile scolpiti nella roccia, sculture che esprimono emozioni spirituali. La pietra è viva, luminosa, imponente e allo stesso tempo dolce e delicata.
Nel pomeriggio ritorniamo a Puri e la sera assistiamo ad uno spettacolo di danza Oriya, che si rifà ad una tradizione millenaria di arte drammatica sacra. Vengono rappresentate alcune opere tra cui Mangala carana, una raccolta di preghiere che predispongono alla percezione del sacro, e alcune poesie tratte dalla Gita Govinda di Jayadeva Gosvami. I mudra, la gestualità del corpo, le espressioni del volto e i passi di danza ci trasportano dalla percezione ordinaria dei sensi ai sentimenti dell'anima. Fanno vibrare le nostre corde interiori.
Il corpo diventa strumento di collegamento al Divino. L'arte diviene espressione del sacro. Come il loto guarda al sole, come i fiumi si uniscono all'oceano, così la natura si ricongiunge allo spirito e l'uomo si avvicina alla perfezione.
31 ottobre 2009, Sulle orme di Shri Caitanya Deva
Iniziamo la giornata con una lunga passeggiata sulla spiaggia, in riva all'oceano.
Insegnamenti di amore scandiscono i nostri passi.
“La vecchiaia non può essere fermata anche se uno avesse tutto il potere di questo mondo. Non si può sfuggire all'inesorabile fluire del tempo, alla malattia, alla morte, se si rimane ancorati ad una coscienza corporea. Dobbiamo situarci in una posizione superiore rispetto al corpo e alla mente, realizzare la vita e l'eternità dell'anima, la bellezza del vero amore. Possediamo per sempre solo ciò che amiamo e che poniamo al servizio degli altri”. Parole profonde che trafiggono le barriere dell'ego.
Nel pomeriggio ci riuniamo nel giardino del Gajapati Hotel. Ascoltiamo storie bellissime che ci pongono sulle orme di Shri Caitanya Deva: il suo incontro con Ramananda Raya, la sua relazione con Gopala Bhatta Gosvami, gli insegnamenti a Rupa e a Sanatana Gosvami, i rasa o dolci sentimenti spirituali tra Dio e i suoi devoti, l'amore per Dio che supera le differenze di casta, di razza, di credo.
Ormai è giunta la sera. E' il nostro penultimo giorno di permanenza a Jagannath Puri. Il sole ha lasciato il posto ai raggi freschi della luna piena, che risplende luminosa sopra le nostre teste.
Là, verso il cielo, ci sentiamo attratti. Ricerchiamo la luce. Quella luce che risplende anche dentro di noi, ma che riusciamo a scorgere solo se ci liberiamo dai condizionamenti della coscienza.
Nel frattempo tutto lo staff dell'albergo si è radunato e si è seduto con noi. Alcuni camerieri portano in dono al nostro Maestro una ghirlanda e un mazzo di fiori. Indiani e occidentali si uniscono nell'invocazione di strofe sanscrite di grande dolcezza, di saggezza universale. Le mani si uniscono in un comune ritmo, scandendo il canto. La coscienza si eleva, il cuore gioisce, la parola risuona nel profondo. La meta comune si avvicina.
1 novembre 2009, La conclusione del viaggio
Siamo arrivati alla conclusione del viaggio. Per capitalizzare l'esperienza facciamo sulla spiaggia un incontro dedicato a domande e risposte, per scambiare impressioni, riflessioni, sentimenti. Ci sforziamo di andare alla radice della nostra personalità, cerchiamo di liberarci dagli ostacoli, dal superfluo, di scoprire l'essenza. Non siamo nati per soffrire, ma per realizzare la nostra matrice divina, la cui natura è beatitudine, immortalità, sapienza.
Domani partiremo in pullman per Calcutta, da qui prenderemo l'aereo per Francoforte e da Francoforte per Bologna. Ritorniamo a casa rinnovati, arricchiti, beneficati dalle importanti esperienze fatte. Questi viaggi rimangono nel cuore, orientano la vita.
La vita è un viaggio. Il mezzo è la conoscenza. La meta è l'amore.

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