Kerala-Orissa-Uttar Pradesh - Diario 24 febbraio 2020

Il programma spirituale inizia come sempre, con la cerimonia a Shrila Prabhupada e poi la meditazione. Questa mattina ci siamo dedicati alla lettura dei primi versi del capitolo della Bhagavad-gita intitolato “La Conoscenza più confidenziale”.
Questi shloka, o versi ottonari, sono bellissimi e parlano di quanto sia importante per la realizzazione spirituale non sviluppare l’invidia. Questo tema ci è sembrato molto interessante. Abbiamo visto che dal punto di vista etimologico la parola invidia esprime un contrasto, un non accettare qualcosa, un mettersi contro. Abbiamo poi colto l’occasione per integrare questa lettura con quella relativa ad Haridas Thakura che in un dialogo con il nawab aveva ricordato che chi prova invidia per qualcuno poi orienta quello stesso sentimento anche verso Dio.
Dopo questi ispiranti scambi, e dopo aver fatto colazione, in mattinata ci dirigiamo alla Sandipani Muni School, un progetto di educazione scolastica attraverso il supporto economico di sponsor privati che, attraverso donazioni, garantiscono la possibilità di studiare alle bambine povere di Vrindavana. Visitiamo la scuola, le classi e le aule di questo grande complesso che oggi contiene circa 800 studenti.
Dopo pranzo ci rechiamo al tempio di Madhana Mohana. Saliamo fino alla collina di dvadasha adhitya, dove secondo la tradizione Krishna si recava abitualmente per asciugarsi e riscaldarsi alla luce del sole dopo aver fatto il bagno nella Yamuna. Dvadasha vuol dire dodici e sta a rappresentare il numero delle forme della luce (adhitya). La cima di questa collinetta è chiamata Yoga pitha. Dopo aver raccontato la storia del tempio, delle manifestazioni della divinità e della relazione con Sanatana Goswami, abbiamo ammirato la costruzione del complesso in arenaria rossa, che con una sua magnificenza semplice e nobile allo stesso tempo spicca verso il cielo con un fiore di loto che dal suo culmine sembra esplodere in tutte le direzioni.
Dopo ci rechiamo nella zona sottostante la collinetta per visitare il samadhi di Sanatana Goswami dove intoniamo un bajan, leggiamo alcuni versi della Brahma Samhita per ricollegare il significato profondo di alcuni insegnamenti che abbiamo trovato nell’India del sud attraverso questa opera ritrovata da Caitanya Mahaprabhu.
Ritroviamo in una lapide un’altro grande verso:
harer nama harer nama harer namaiva kevalam kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha "
In questa età di Kali non c'è altro modo, non c'è altro modo per progredire spiritualmente che il canto del Santo Nome, il canto del Santo Nome, il canto Santo Nome del Signore." (Briad-Naradiya Purana 3.8.126)
Terminiamo la visita recandoci poco distanti dal posto in cui sono custoditi alcuni testi antichi dei Goswami, celati all’interno di una cripta perché considerati troppo esoterici e fuori dalla portata della comprensione umana; la cripta prende il nome di “granthi samadhi”.
Questo samadhi è unico al mondo e noi abbiamo avuto la possibilità di visitarlo e di riflettere sul significato profondo relativo alla comunicazione delle cose dello spirito. Tutti i grandi rappresentanti o autorità hanno sempre utilizzato la parabola o la metafora per spiegare ciò che attiene al mondo spirituale. Questo samadhi, attraverso il suo contenuto non rivelato, è quindi un grande simbolo di quanto il siddhanta (essenza delle realizzazioni spirituali) non sia di immediata comprensione per l’uomo comune.
Siamo grati per questa esperienza unica ed affascinante.
 

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